Tu sei una fiamma del Fuoco unico che tutto pervade. Sei in conflitto e vivi la solitudine dell'io perchè ti consideri una fiammella distinta dalla Fonte.

Raphael
Istituto Integrale di Psicologia e MeditazioneL'insegnamento della MeditazioneLa tradizione meditativa
Yoga-Vedanta
La meditazione
quale via di conoscenza del Sé
Meditazione e salute mentale

La tradizione meditativa Yoga-Vedanta

La tradizione meditativa Yoga Vedanta è sata trasmessa da Raphael e dai Suoi insegnamenti nella Collezione Vidya.

Lo Yoga e il Vedanta sono due delle sei scuole ortodosse della filosofia indù, rappresentanti non sistemi diversi bensì "punti di vista" (darsana) sulla sola e unica dottrina contenuta nei Veda, e che quindi si integrano tra loro, completandosi e chiarendosi a vicenda.
Lo Yoga, codificato da Patanjali nel suo Yogasutra, oltre che rappresentare una "dottrina dell'Unione", cioè della reintegrazione dell'individuale nell'universale (yuj = unione, congiunzione), propone i mezzi per raggiungere lo stato di reintegrazione (kaivalya), alcuni dei quali sono alla base del Vedanta.

La parola Vedanta è composta da Veda e anta: i Veda sono i più antichi testi sacri indù; anta in sanscrito significa allo stesso tempo "la fine" e "il fine". Il termine Vedanta indica la parte conclusiva dei Veda, cioè le Upanisad, il cui contenuto riguarda la conoscenza della Realtà ultima. La parola Veda deriva dalla radice vid, che vuol dire conoscere. Col termine Veda si indica la "scienza sacra", la "conoscenza tradizionale".

I Veda costituiscono la Sruti (audizione), e sono divisi in quattro raccolte: Rg Veda, Sama Veda, Yajur Veda e Atharva Veda.

Dice Sankara, il codificatore dell'Advaita Vedanta: "La Sruti serve da percezione diretta, nell'ordine della conoscenza trascendente, poiché per essere un'autorità è necessariamente indipendente da ogni altra autorità...". Secondo la tradizione indù, i Veda furono "visti" e "uditi" dai rishi (saggi, veggenti) che, essendosi innalzati coscienzialmente, compresero verità di ordine universale appartenenti al mondo dei princìpi ultimi. I Veda sono considerati eterni, di ordine non umano. In un tardo Inno del Rg Veda (X, 90 - Inno al Purusa), la loro origine viene descritta come emanazione della stessa Divinità insieme con l'universo.

L'essenza del Vedanta è la concezione non-dualista della realtà, secondo cui lo Spirito supremo, quale immutabile, indivisibile e indistruttibile essenza, è alla base di ogni realtà manifesta, e perciò costituisce anche il fondamento dell'essere umano e la natura ultima del Sé.

È lui che risiede nel firmamento stellato sotto forma di luce;
nello spazio intermedio sotto forma di aria;
sull'altare del sacrificio, sotto forma di fuoco;
nel focolare domestico, nella persona dell'ospite;
nell'uomo, come principio di vita.
Egli dimora in tutti gli esseri e in tutte le cose,
Egli è il fondamento di tutto ciò che esiste, Egli è l'Essere Supremo.
È Lui e sempre Lui che risplende nel sacrificio, nel firmamento, nell'acqua,
nella luce, nelle montagne e nella Verità".

Dall'Inno al Paramatman (Spirito Supremo), Rg-Veda, IV, 45-46

Il Vedanta è uno dei sei darsana (punti di vista), della filosofia indiana, ed è a sua volta articolato in tre linee: il "monismo mitigato" di Ramanuja, il "dualismo" di Madhva e il "non-dualismo" delineato da Gaudapada e successivamente codificato da Sankara. La parola Upanisad indica "sedere accanto...", "stare seduti...", cioè lo stare presso un Maestro qualificato per ricevere la conoscenza che verte sulla reale natura dell'Essere, conoscenza destinata a distruggere l'ignoranza, che non ci permette di riconoscere la nostra autentica natura. Si contano 108 Upanisad, ma quelle principali commentate sia da Sankara che da altri grandi commentatori sono 13. Le Upanisad sono considerate come il più alto contributo filosofico e spirituale dell'India, e rappresentano un insegnamento autorealizzativo che porta a conoscere la sacra essenza del Sé, e con essa il mistero della vita, della sofferenza e della morte.

Raphael, il Maestro della Filosofia Perenne, ha raccolto nella Collezione Asram Vidya la summa dei suoi insegnamenti, che contengono tra l'altro le opere prime dello Yoga e dell'Advaita Vedanta.

La concezione del Sé

L'Atman e le sue 5 guaine

Il Sé è l'Atman, il cuore della persona umana, considerato identico e indivisibile dal Brahman, lo Spirito supremo immanifesto che è alla base e all'origine di tutta la realtà manifesta.

L'Atman, la cui natura è Coscienza pura, è rivestito da cinque guaine di energia a diversi livelli di condensazione, che costituiscono l'individualità con nomi e forme. Le guaine, chiamate anche involucri o sovrapposizioni al Sé, prendono il nome di Annamayakosa, Pranamayakosa, Manomayakosa, Vijnanamayakosa e Anandamayakosa.

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Le cinque guaine corrispondono a tre corpi: il corpo grossolano-fisico, il corpo sottile-mentale e il corpo causale-spirituale. Il corpo grossolano corrisponde alla dimensione del fisico denso; il corpo sottile corrisponde alla mente; il corpo causale corrisponde all'anima, la sede degli archetipi eterni.

Caratteristica delle cinque guaine, ovvero dei tre corpi, è l'orientamento in senso gerarchico, per cui ogni livello trascende e include l'inferiore. L'Atman è sia trascendente che immanente i tre corpi: ne costituisce lo sfondo ma è anche la loro origine, e quindi il punto più alto ma anche più profondo di questa grande catena dell'Essere.

I livelli di esistenza

Secondo la tradizione Vedanta non-dualistica il microcosmo è identico al macrocosmo: la realtà umana è una versione in miniatura della realtà cosmica.

L'essenza immanifesta della realtà è l'Assoluto - lo Spirito supremo - onnipervadente, indivisibile e immutabile, chiamato Brahman. Il Brahman è privo di forme e qualità, la sua natura è Sat-Cit-Ananda, Esistenza-Coscienza-Beatitudine.

Nel Brahman non c'è divisione: l'Atman - il Sé individuale - e il Brahman sono identici e indivisibili, "come l'aria entro la brocca è identica e indivisibile dall'aria fuori della brocca" (Mandukya Upanisad).

Sullo sfondo di uno Spirito immanifesto, permanente e immutabile, non soggetto a limiti spazio-temporali e a legge di causalità, si staglia il mondo delle forme relative in costante divenire. Lo Spirito comprende e trascende ogni dimensione relativa esistente nel tempo e nello spazio ed è indistruttibile, infinito, eterno, beato

La realtà manifesta, posta nel tempo e nello spazio e sottoposta ai princìpi di causa-effetto, è composta da tre livelli esistenziali che si manifestano con forme e qualità. I tre livelli di esistenza sono chiamati nel piano microcosmico-individuale Visva (livello grossolano), Taijasa (livello sottile) e Prajna (livello causale-principiale); nel piano macrocosmico-universale sono chiamati Virat, Hiranyagarbha e Isvara.

La Realtà Assoluta e i Livelli di Esistenza

    Microcosmo Macrocosmo
Immanifesto Assoluto - Spirito Atman Brahman
  livello causale Prajna Isvara
Manifestazione livello sottile Taijasa Hiranyagarbha
  livello grossolano Visva Virat

 

I livelli di esistenza che si estendono nella manifestazione sono modi di essere, stati vibratori che esprimono qualità. Il livello grossolano di Visva-Virat è lo stato fisico denso, l'universo delle forme solide. Il livello sottile di Taijasa-Hiranyagarbha corrisponde all'intelligenza auto-organizzatrice. Il livello di Prajna-Isvara è lo stato causale o germinale, il noumeno, l'essenza-seme divina.

Tra i livelli individuali e quelli universali esiste una interazione: i livelli individuali possono essere concepiti come riflessi dei livelli universali o parti indivisibili di una totalità.

Al di là dell'interrelato mondo manifesto è l'Immanifesto, l'unità inscindibile dell’'Atman-Brahman, il sostrato connettivo delle forme manifeste. "Spirito supremo", "Coscienza pura", "Assoluto", "Uno senza secondo", sono sinonimi della Realtà ultima che non ha forma né qualità, né nascita né fine. Nella Realtà assoluta e immanifesta è superato il dualismo che separa soggetto e oggetto.

I quattro stati di coscienza

I livelli esistenziali sono sperimentati in diversi stati di coscienza: il livello grossolano è sperimentato nella coscienza sensoriale, detta di veglia; il livello sottile si sperimenta nella coscienza mentale, detta di sogno; il livello causale viene esperito nella coscienza spirituale, detta di sonno. L'Assoluto - lo Spirito supremo - è realizzato in un quarto stato di coscienza non dualistico, oltre il pensiero e la separazione tra soggetto e oggetto, ed è definito come una condizione di pace profonda e di beatitudine senza oggetto. Nel quarto stato si realizza l'identità tra l'Atman e il Brahman, cioè tra il Sé e l'Assoluto.

Caratteristica dei livelli di coscienza è che il superiore include e trascende l'inferiore, e non viceversa; quindi la consapevolezza si espande dal piano sensoriale a quello mentale, che lo include e lo supera, e dal mentale allo spirituale che lo include e lo supera, fino alla coscienza non-dualistica che tutto abbraccia.

Stati di Coscienza

  Quarto stato - Coscienza non-dualistica (Turiya)  
  Coscienza spirituale - Sonno (Prajna)  
  Coscienza mentale - Sogno (Taijasa)  
  Coscienza sensoriale - Veglia (Visva)